Negli ultimi anni, l’ansia ha assunto le caratteristiche di una vera e propria emergenza psichica a diffusione globale. Non si tratta soltanto di una risposta fisiologica a stimoli stressanti, ma sempre più spesso di una condizione pervasiva, disfunzionale, che compromette il benessere psico-fisico e l’autonomia dell’individuo. A confermare la portata clinica del fenomeno è la crescente incidenza di quadri d’ansia patologica, spesso misconosciuti o sottovalutati, in particolare nella popolazione adulta tra i 40 e i 65 anni.
La parola all’esperto
In questa intervista il Dott. Zizzo, psichiatra del Poliambulatorio Modoetia di Monza, propone un’analisi approfondita dell’ansia nella sua doppia natura: da un lato quella fisiologica – necessaria per una performance funzionale – e dall’altro quella clinicamente rilevante che interferisce con la quotidianità e richiede una valutazione specialistica. Lo psichiatra spiega come distinguere le due condizioni, ponendo l’accento su tutti quei disturbi generici – spesso sottovalutati – che invece possono costituire indici predittivi di ansia patologica.
Fondamentale, secondo lo specialista, è un approccio terapeutico integrato e graduale. Questa “nuova Pandemia” non si affronta con la sola forza di volontà, né tantomeno affidandosi a pratiche prive di validazione scientifica: serve una cultura della salute mentale, fondata su evidenze, diagnosi tempestiva e strategie terapeutiche personalizzate.
L’ansia è diventata parte della nostra quotidianità: quando possiamo ancora considerarla “normale” e quando invece diventa un disturbo da non sottovalutare?
“L’ansia permea qualsiasi azione dell’essere umano, mi riferisco all’ansia fisiologica che è necessaria per condurre una vita attenta e cosciente. Un esempio semplice: quando ci mettiamo alla guida di un’auto, se non avessimo una quota di ansia fisiologica, rischieremmo di avere una disattenzione costante rispetto alla guida, perché non porremmo sufficiente attenzione a quello che stiamo facendo, all’andatura del mezzo, a chi ci sorpassa e alla meta che ci siamo prefissati di raggiungere. L’ansia fisiologica è quella che ci consente di avere una performance corretta e adeguata per i nostri bisogni. Quando invece l’ansia diventa patologica è abbastanza semplice da identificare: se prima di metterci alla guida di un’auto iniziamo ad avere paura del tragitto che dobbiamo affrontare, della qualità della guida, di chi troveremo lungo il percorso e via così discorrendo, non ci troviamo più dinanzi a un’ansia utile, ma appunto a un’ansia patologica, che determina un deciso squilibrio delle prestazioni e un peggioramento delle performance.
Esiste un “sistema” per valutare in maniera quasi schiettamente numerica l’ansia e quindi verificare se è fisiologica o patologica?
“Oggi in internet troviamo con facilità, sia in lingua italiana sia in lingua inglese, strumenti di autovalutazione dell’ansia, come lo State trait anxiety inventory. Quando si ottiene un valore superiore a 40, si entra nella fascia di ansia patologica”.
Spesso si pensa che l’ansia si possa “controllare” con la forza di volontà. In quali casi, invece, è importante rivolgersi a uno specialista?
“L’ansia non è controllabile con la forza di volontà, al limite può essere gestita con tecniche di meditazione e/o rilassamento, come le vecchie tecniche di Schoultz (training autogeno) o le più attuali legate al mindfullness e altre metodiche ancora basate su scelte comportamentali finalizzate al controllo. La volontà in sé e per sé non va intesa come lo strumento di contenimento dell’ansia, è più uno strumento ancillare che ci consente di utilizzare le tecniche per contenere e controllare l’ansia”.
Molte persone tra i 40 e i 65 anni, si sentono spesso “sopraffatte”. Quali sono i segnali meno evidenti che indicano la presenza di un disagio psichico in questa fascia di età?
“I sintomi sono molteplici, molto spesso sono sintomi definiti apparentemente fisici: stato astenico o di stanchezza senza una motivazione reale, dopo un’attività fisica defaticante, difficoltà a prendere sonno o difficoltà a mantenere il sonno, un risveglio che non offre la sensazione di avere riposato bene, pensieri rimuginativi come ‘sto invecchiando, non ho concluso granché nella mia vita, il tempo sta passando velocemente e mi si riducono le chance in qualsiasi ambito relazionale, lavorativo, sociale’. Restando in ambito fisico, vanno considerati potenziali indicatori di ansia patologica anche le sudorazioni violente (ovviamente escludendo le vampate di calore in menopausa), il tremore negli arti, l’instabilità nel cammino”.
Che tipo di percorsi esistono oggi per affrontare l’ansia? Dalla farmacoterapia agli approcci integrati, quali sono le opzioni più efficaci e personalizzabili?
“Fermo restando che va in primis compreso e chiarito quale sia il meccanismo che sottende all’ansia, una pratica sana e utile è quella psicoterapica, possibilmente con un terapeuta comportamentista. Personalmente, farei precedere a un supporto psicoterapico una valutazione tecnica specialistica psichiatrica, per identificare il disturbo esistente. Nello specifico, i disturbi d’ansia sono molteplici: esistono le fobie, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo di ansia generalizzata, il disturbo di ansia sociale. È altresì fondamentale comprendere se accanto al disturbo d’ansia coesiste anche un disturbo dell’affettività (ovvero un disturbo di tipo depressivo)”.
Perché è fondamentale fare una distinzione tra un disturbo d’ansia semplice e un disturbo misto a depressione e ancora una depressione che si manifesta con sintomatologia ansiosa?
“Perché in base al tipo di diagnosi si sceglieranno i percorsi terapeutici più adeguati alla singola persona. Nello specifico, attualmente si opta per strategie farmacologiche con SSRI, SNRI, che agiscono inibendo la ricaptazione della serotonina e della noradrenalina. In casi particolarmente gravi, in cui l’ansia non è controllabile con i soli farmaci appena citati, si potrà ricorrere alle benzodiazepine e in talune situazioni, anche ai farmaci antiepilettici.
Se si sospetta dunque una patologia ansiosa, consiglio i seguenti step: in primis, effettuare una visita psichiatrica, per la formulazione della diagnosi e la scelta dell’eventuale terapia farmacologica; a seguire, fornire indicazioni sulla terapia psicologica più adatta alla specifica situazione del paziente valutato”.
Cosa può fare, concretamente, una persona che oggi si sente in difficoltà, ma non ha mai chiesto aiuto prima? Quali sono i primi passi – anche simbolici – per iniziare un cambiamento?
“Ovviamente la persona che riconosce che sta attraversando un periodo di disordine psicologico deve abbandonare preconcetti sciocchi che ancora oggi permeano la cultura occidentale italiana e richiedere senza angosce, né paure, il contatto con uno specialista nell’ambito dei disturbi psicologici, ovvero – come già detto in precedenza – lo psichiatra e a seguire lo psicoterapeuta. Non è consigliabile rivolgersi a figure – come ad esempio il neurologo – che nonostante siano competenti nei propri ambiti, non sono specifiche per il trattamento dei disturbi di natura psicologica. Mi riferisco anche a figure non mediche quali, guaritori, santoni e guru, che purtroppo possono portare addirittura a danneggiare la condizione psicologica della persona”.
A chi rivolgersi?
In caso di disturbi d’ansia è fondamentale rivolgersi a uno specialista in Psichiatria. Al Poliambulatorio Modoetia di Monza, sono disponibili i seguenti professionisti:
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