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Polmonite batterica, virale e fungina: i sintomi e come riconoscerla

In questo articolo parliamo di:

Attualmente in Italia la polmonite provoca circa 11mila decessi all’anno. I più colpiti sono gli anziani e le persone affette da patologie croniche. Rappresenta ancora oggi un’emergenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo, dove è la seconda causa di morte dopo le infezioni intestinali e la prima per i bambini. Generalmente la polmonite è determinata da infezioni di origine batterica e virale, più rare quelle provocate da funghi. Ma quali sono i sintomi? E le cure?

Ne abbiamo parlato con il Dott. Roberto Cogo, Pneumologo e Allergolo del Poliambulatorio Modoetia: con lo specialista abbiamo approfondito l’argomento, entrando nel dettaglio delle varie tipologie di polmoniti esistenti, delle modalità di diagnosi e delle relative cure.

Ma prima vediamo alcuni cenni sulla storia della polmonite.

Storia della polmonite

La polmonite è una patologia che ha accompagnato l’intera storia dell’umanità: a descriverne i sintomi fu addirittura Ippocrate. Nel 1800, era considerata la prima causa di morte nella popolazione generale. L’impatto della polmonite fu enorme non soltanto in campo sanitario, ma anche in ambito economico finanziario. La patologia infatti, necessita di tempi molto lunghi di guarigione e spesso causava stati di invalidità permanenti, che impedivano ai soggetti colpiti di tornare alla propria quotidianità e al lavoro.

La scoperta degli antibiotici e successivamente delle vaccinazioni, ha portato a una significativa riduzione del tasso di mortalità. Il problema più grande oggi è rappresentato dell’antibiotico-resistenza, causata dall’utilizzo irresponsabile degli antibiotici, che ha portato i batteri a rendersi “immuni” ai trattamenti. Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato nel gennaio del 2022, descrive un’approfondita analisi dell’impatto sanitario dell’antibiotico-resistenza per 23 patogeni e 88 combinazioni patogeno-antibiotico, in 204 paesi. “È stato stimato che nel 2019, 4,95 milioni di decessi sono stati associati all’AMR, di cui 1,27 milioni di decessi direttamente attribuibili alla resistenza, ovvero all’incirca la mortalità per malaria e HIV messi insieme”.

La parola all’esperto

Vediamo dunque l’approfondimento a cura del Dott. Roberto Cogo.

Cos’è la Polmonite? Quali sono i sintomi principali?

“La polmonite è un’infezione respiratoria, che coinvolge gli alveoli polmonari. I principali sintomi sono: tosse insistente, febbre alta (spesso assente nei soggetti anziani, per via della debole risposta immunitaria), brividi e sudorazione, battito cardiaco accelerato, fiato corto, dolore al petto e inappetenza. In situazioni più gravi possono verificarsi insufficienza respiratoria ed emoftoe (ovvero sputo di sangue)”.

Qual è la differenza tra polmonite e broncopolmonite?

“Una broncopolmonite, di solito, è un’infezione a focolai multipli, sempre e comunque localizzati a livello alveolare, ovvero a livello periferico del polmone. La polmonite vera e propria, la classica polmonite lobare, si concentra invece su una porzione precisa del polmone”.

La polmonite batterica: quali caratteristiche ha? Come si riconosce?

“La polmonite batterica si manifesta, a livello radiografico, con una macchia definita, localizzata in un punto preciso del polmone. In quell’area, l’aria fatica a passare: il medico, percuotendo il torace, sente un rumore diverso. Sempre a livello radiografico si evidenzia un quadro differente a seconda del germe che ha generato l’infezione. Per identificare con certezza il patogeno responsabile della polmonite, è necessario effettuare un esame specifico, quello dell’escreato, ovvero dello sputo. Una volta scoperto il responsabile dell’infezione, è possibile prescrivere al paziente la cura antibiotica più mirata. Considerato che l’esame dell’escreato ha tecnicamente dei tempi lunghi, a volte, si sceglie di somministrare un antibiotico ad ampio spettro, ovvero capace di agire su diverse tipologie di batteri”.

La polmonite virale invece? Ne abbiamo sentito parlare con il Covid. Può essere causata anche da altri agenti patogeni?

“Si sviluppa soprattutto come complicanza di infezioni virali, quali l’influenza e appunto il Covid. Si riscontra prevalentemente nei bambini nei primi anni di vita, negli anziani, nei soggetti immunodepressi, nonché nelle persone che soffrono di malattie respiratorie croniche. La diagnosi è clinica, in quanto all’auscultazione il medico rileva suoni e rumori particolari, come dei crepitii. Mentre dal punto di vista radiologico, il polmone presenta un aspetto interstiziale, simile a una sorta di reticolato. Il cortisone, somministrato per un breve periodo, può favorire un’azione antiinfiammatoria alla base della virosi. Un’eventuale copertura antibiotica può essere utile per evitare sovrainfezioni batteriche”.

La Polmonite micotica: in quali pazienti si manifesta? Quali sono i principali funghi responsabili di queste infezioni?

“Le polmoniti micotiche sono sicuramente le meno diffuse e si sviluppano tipicamente negli anziani, negli immunodepressi, nei trapiantati e nei pazienti oncologici di età avanzata. A provocarle sono principalmente: aspergillus fumigatus, alternaria e candida albicans. Sono anche le più subdole e difficili da diagnosticare. La sintomatologia è più sfumata, ovvero i sintomi non sono così evidenti. A garantire la certezza della diagnosi è un esame del sangue: quello delle precipitine”.

Esiste anche la polmonite senza febbre. Chi colpisce e quali sono i sintomi?

“Si riscontra per lo più nei soggetti anziani e immunocompromessi. Quasi sempre è causata da gram negativi. Tali soggetti non essendo in grado di reagire, non sviluppano la febbre e possono addirittura avere valori dei globuli bianchi normali. In questi casi è fondamentale essere tempestivi nella diagnosi e aggressivi con la terapia, per evitare un ulteriore indebolimento del soggetto. Ė altresì fondamentale affiancare alla terapia antibiotica, una terapia di supporto, come ad esempio polivitaminici”.

I tempi di guarigione quali sono? Sono differenti in base alla tipologia di polmonite?

“I tempi di guarigione, così come le terapie, dipendono dalla tipologia di infezione, ma anche dalle condizioni del paziente. Se il soggetto è fragile, anziano, affetto da malattie croniche o oncologiche, evidentemente avrà tempi di guarigione più lunghi. Nello specifico, le polmoniti micotiche sono quelle che necessitano di più tempo per essere debellate. Le polmoniti virali invece, sono quelle che si risolvono in tempi più brevi. Riguardo infine alle polmoniti batteriche, il tempo medio di guarigione è di una settimana. Certo, poi possono rimanere diversi strascichi: ad esempio, se l’infezione ha aggredito anche la pleura, con anche un versamento pleurico, la risoluzione diventa più impegnativa. Possono rimanere inoltre alcuni dolori diffusi al torace, ma la polmonite intesa come distruzione dei batteri è abbastanza di rapida risoluzione”.

Quali sono le principali complicanze delle polmoniti?

“Dicevamo poc’anzi, il coinvolgimento della pleura è una delle possibili complicanze. Altre possono essere: l’insufficienza respiratoria, che insorge quando la polmonite è molto estesa e di conseguenza si riduce nettamente la porzione di parenchima polmonare in grado di effettuare lo scambio gassoso; l’emoftoe, ovvero lo sputo di sangue, che si manifesta in particolare, in presenza di infezioni da klebsiella pneumoniae”.

Esistono delle conseguenze a lungo termine, come qualcuno ha ipotizzato ci siano state con il Covid, ma anche indipendentemente dal Covid?

“Le conseguenze a lungo termine dipendono anch’esse dal tipo di polmonite, e dall’intervallo temporale che intercorre tra la diagnosi e la terapia mirata. I postumi sono rappresentati fondamentalmente dalla fibrosi: in pratica una porzione di polmone diventa rigida come una cicatrice. In quel punto lì, il polmone non è più in grado di svolgere la sua funzione primaria di scambio gassoso, quindi non respira più. Se la cicatrice è piccola, il danno è relativo, ma se invece si trova sul polmone di un soggetto che è già affetto da altre patologie, come la bronchite cronica o l’enfisema, l’impatto può essere decisamente maggiore”.

In quali casi può essere utile ricorrere al vaccino contro la polmonite?

 “Il vaccino antipneumococcico è consigliato ai pazienti più anziani, fragili e immunocompromessi. Ė bene ricordare che il vaccino disponibile è quello contro lo pneumococco, uno dei tanti germi che causa la polmonite. Fare una vaccinazione che copra almeno da una parte di rischio risulta comunque fondamentale per questi soggetti”.

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