I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) – dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia – raramente si presentano da soli. Molto spesso si associano ad altri disturbi del neurosviluppo o a difficoltà emotive: si parla in questi casi di comorbilità, ovvero la coesistenza di più condizioni nello stesso bambino. Comprendere la causa reale delle difficoltà scolastiche di un figlio è essenziale per poterlo aiutare. Il primo passo consiste nell’affidarsi a professionisti specializzati per ottenere una diagnosi accurata e il più possibile precoce.
DSA e ADHD: la comorbilità più frequente
Tra le comorbilità più studiate e diffuse c’è quella tra DSA e ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività). Si stima che in media il 45% dei bambini con DSA presenti anche ADHD, con sintomi che si sovrappongono e si amplificano a vicenda, rendendo il quadro clinico più complesso e di difficile comprensione per le famiglie. I due disturbi, pur condividendo alcune manifestazioni visibili, derivano tuttavia da meccanismi neurobiologici distinti che richiedono interventi differenti.
DSA e ADHD: sintomi e differenze
Nei DSA il deficit è circoscritto: riguarda una specifica abilità di apprendimento, come la lettura (dislessia), la scrittura (disortografia, disgrafia) o il calcolo (discalculia). Le capacità cognitive generali sono nella norma e le difficoltà emergono principalmente nei contesti accademici.
Nell’ADHD, invece, il problema centrale riguarda le funzioni esecutive: autocontrollo, pianificazione, memoria di lavoro, flessibilità cognitiva. La distrazione non è legata al tipo di compito, ma è pervasiva: presente a scuola, a casa, durante il gioco, nelle relazioni sociali.
In sintesi, le differenze principali sono:
- Il tipo di deficit: specifico e circoscritto nei DSA, globale e trasversale nell’ADHD.
- Il contesto delle difficoltà: limitato ai compiti accademici nei DSA, presente in tutti gli ambienti di vita nell’ADHD.
- Le funzioni esecutive: mediamente preservate nei DSA, significativamente compromesse nell’ADHD (inibizione, impulsività, flessibilità cognitiva).
- L’età di esordio: i DSA diventano evidenti con l’inizio della scuola primaria (6–8 anni); i segnali di ADHD compaiono spesso prima dei 7 anni.
- Il profilo motorio e sociale: nell’ADHD sono frequenti irrequietezza motoria e impulsività nelle relazioni; nei DSA questi elementi sono assenti o secondari.
Quando le due condizioni coesistono, i deficit si sommano e l’impatto sul rendimento scolastico e sul benessere emotivo è significativamente maggiore. Per questo una diagnosi neuropsicologica differenziale, condotta da professionisti specializzati con strumenti standardizzati, è il punto di partenza imprescindibile per costruire un percorso di supporto realmente efficace.
Ansia e difficoltà di attenzione a scuola: i sintomi da non sottovalutare
L’ansia è una delle comorbilità più frequenti nei bambini con DSA, ma anche una delle meno riconosciute. Le difficoltà scolastiche ripetute – come la lettura lenta, gli errori di scrittura, i conti che non tornano – generano nel tempo un senso cronico di frustrazione e inadeguatezza. Quando questo vissuto non viene intercettato, può trasformarsi in ansia da prestazione, paura del fallimento, evitamento dei compiti e, nei casi più severi, rifiuto scolastico.
Sovente capita che i sintomi dell’ansia, come distrazione, difficoltà di concentrazione, calo del rendimento, vengano scambiati per pigrizia o scarso impegno. Le famiglie si trovano dunque in difficoltà: non riescono a comprendere se il problema del figlio sia di natura cognitiva, emotiva o comportamentale. Le risposte trovate online, spesso contraddittorie, contribuiscono solo ad aumentare il senso di disorientamento.
In concreto, l’ansia e i DSA si alimentano a vicenda in un circolo che tende ad aggravarsi se non viene spezzato: le difficoltà di apprendimento aumentano l’ansia, e l’ansia peggiora le prestazioni cognitive, abbassa la soglia attentiva e riduce la propensione del bambino ad affrontare le sfide scolastiche. Per questo il trattamento non può ignorare la componente emotiva e deve affiancare alla riabilitazione specifica un supporto psicologico mirato.
Come si diagnosticano DSA e comorbilità: il processo multidisciplinare
La diagnosi di DSA e delle eventuali comorbilità non si ottiene con un singolo test. È un percorso multidisciplinare che coinvolge più figure professionali: neuropsichiatra infantile, psicologo evolutivo e logopedista, lavorano in stretta sinergia, per definire il quadro clinico completo del minore e il relativo piano di trattamento.
Le fasi del percorso diagnostico
Il percorso si articola in fasi distinte. Si parte sempre da un colloquio clinico approfondito con i genitori e, quando possibile, con il bambino stesso. In questa fase vengono raccolte informazioni sull’anamnesi familiare, sullo sviluppo del linguaggio, sui comportamenti osservati a casa e sulle segnalazioni degli insegnanti. È un passaggio fondamentale per escludere cause secondarie, come problemi sensoriali, difficoltà ambientali o relazionali, e per orientare le valutazioni successive.
Seguono le valutazioni neuropsicologiche standardizzate, che variano a seconda del disturbo indagato. Per i DSA si utilizzano batterie specifiche come le prove MT per la lettura, DDE-2 (Batteria per la Dislessia e Disortografia Evolutiva); BVSCO-2 (Batteria per la Valutazione della Scrittura e della Competenza Ortografica) e DDE-2 (per la scrittura); AC-MT 11-14 / AC-MT 6-11 (Valutazione abilità di calcolo e problem solving) e BDE-2 (Batteria per la Discalculia Evolutiva).
Quando si sospetta una comorbilità con ADHD, si aggiungono scale comportamentali come la Conners-3 o la SNAP-IV, e test per le funzioni esecutive come il CPT (Continuous Performance Test). Il profilo cognitivo generale viene completato con strumenti come la WISC-V, che permette di misurare il quoziente intellettivo e identificare le aree di forza e di debolezza.
Quando è presente una comorbilità con ansia, entrano in gioco anche questionari clinici come la SCAS e l’osservazione diretta del comportamento del bambino in situazioni strutturate, per valutare l’impatto emotivo sulle prestazioni.
La diagnosi ufficiale, necessaria per ottenere il Piano Didattico Personalizzato (PDP) a scuola, deve essere rilasciata da strutture accreditate. Al termine del percorso viene emessa una certificazione che descrive il profilo del bambino, indica le misure dispensative e gli strumenti compensativi da adottare in classe, e orienta il percorso terapeutico.
Finalità dei trattamenti per DSA, ADHD e ansia
È doveroso in primis sottolineare che i trattamenti disponibili per DSA e ADHD, non mirano a eliminare definitivamente i disturbi, bensì a compensare le difficoltà presenti, nonché a potenziare le risorse del bambino e migliorare la sua qualità di vita, nel contesto scolastico e nel resto della sua quotidianità.
Trattamenti per i DSA
Per i DSA, il pilastro della riabilitazione è la logopedia. Sessioni regolari, in genere due o tre volte a settimana, lavorano in modo mirato sulla decodifica fonologica per la dislessia, sulle strategie di calcolo per la discalculia, sulla motricità fine e sulla coordinazione per la disgrafia. I progressi richiedono tempo e continuità, ma sono documentati dalla letteratura scientifica e fanno una differenza concreta nella vita scolastica del bambino.
Parallelamente alla riabilitazione, vengono introdotti strumenti compensativi: sintesi vocali per la lettura, mappe concettuali digitali, calcolatrici, software dedicati. Tali strumenti non sostituiscono il lavoro riabilitativo, ma riducono il carico cognitivo quotidiano e permettono al bambino di lavorare con maggiore autonomia e meno frustrazione.
Trattamenti per l’ADHD
Quando è presente anche l’ADHD, il trattamento si amplia in due direzioni. Sul piano comportamentale, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) insegna strategie di organizzazione, gestione del tempo e regolazione emotiva. Il parent training coinvolge attivamente i genitori, fornendo strumenti pratici per gestire i comportamenti a casa e ridurre i conflitti. In alcuni casi può essere valutato un trattamento farmacologico personalizzato su indicazione e monitoraggio del neuropsichiatra infantile.
Il supporto per l’ansia e la componente emotiva
Quando è presente una componente ansiosa significativa, il supporto psicologico diventa parte integrante del percorso. La psicoeducazione – rivolta sia al bambino sia alla famiglia – aiuta a comprendere il disturbo, riduce la colpevolizzazione e costruisce strategie di gestione efficaci. Fondamentale è altresì la collaborazione con la scuola: insegnanti informati e sensibili rappresentano una risorsa fondamentale nel percorso di crescita di ogni bambino con DSA.
L’importanza di una diagnosi precoce
Una diagnosi precoce, come accennato in apertura, è essenziale. Se il disturbo viene riconosciuto e trattato nei primi anni della scuola primaria, è possibile ridurre significativamente il rischio che il bambino sviluppi bassa autostima, ansia cronica e un rapporto conflittuale con l’apprendimento.
Disturbi dell’apprendimento: a chi rivolgersi a Monza?
Affidarsi a specialisti qualificati, con competenze in neuropsicologia dell’età evolutiva e accreditamento per la diagnosi ufficiale, è la scelta più sicura ed efficace per le famiglie. Al Poliambulatorio Modoetia di Monza, sono disponibili i seguenti specialisti in DSA e comorbilità:
- Dott. Cristian Trevisan – Neuropsichiatria Infantile – (Responsabile dell’equipe)
- Dott.ssa Alessandra Del Forno – Neuropsicologia infantile
- Dott.ssa Lucrezia Viganò – Logopedia
- Dott.ssa Magni Simona – Neuropsicologia
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Articolo a carattere informativo/divulgativo. In nessun caso può sostituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento. Non intende altresì sostituire il rapporto diretto medico/paziente o la visita specialistica. È sempre raccomandato rivolgersi a un medico in caso di dubbi o necessità.






