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Ictus e infarto: sintomi e cause. L’eritritolo è un potenziale rischio?

In questo articolo parliamo di:

L’ictus cerebrale, secondo la definizione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è una perdita di funzione cerebrale a insorgenza rapida, i cui sintomi durano almeno 24 ore e sono attribuibili esclusivamente a cause di natura vascolare.

L’ictus costituisce una grave emergenza medica, causata dalla rottura o chiusura improvvisa di uno dei vasi che porta sangue al cervello. Ciò genera un danno permanente alle cellule cerebrali per effetto della mancanza di ossigeno e nutrimenti portati dal sangue. L’ictus cerebrale in Italia rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, nonché la prima causa di disabilità. Ogni anno, nel nostro Paese, sono circa 185.000 le persone che vengono colpite da ictus cerebrale, 35.000 sono recidive. Il 75% dei casi riguarda individui con più di 65 anni.

I sintomi dell’ictus

In presenza di un ictus, una parte del cervello non riesce più a essere irrorata dal sangue, pertanto le parti del corpo direttamente controllate da quell’area non funzioneranno correttamente.

I sintomi principali da non sottovalutare, perché potenzialmente riferibili a un ictus in corso, sono i seguenti:

  • Mancanza di forza o totale immobilità di un braccio, una gamba oppure entrambi gli arti dello stesso lato del corpo
  • Insensibilità o formicolio a uno degli arti o a entrambi dello stesso lato del corpo
  • Difficoltà o impossibilità di parlare
  • Bocca storta
  • Difficoltà di visione
  • Difficoltà nell’afferrare oggetti
  • Forte mal di testa
  • Vertigini e sbandamenti

 

Talvolta i sintomi possono durate soltanto alcuni minuti, per poi scomparire completamente. In questi casi si parla di attacchi ischemici transitori (TIA). Non vanno assolutamente sottovalutati, perché possono presagire l’arrivo di un vero e proprio ictus. Il paziente deve essere pertanto visitato con urgenza da un medico.

Cause e tipologie di ictus

L’ictus (o stroke) può essere di due tipologie differenti in base alla causa:

  • Ictus ischemico: un’arteria cerebrale viene ostruita, impedendo il passaggio del sangue e causando la morte delle cellule irrorate da quel vaso. L’ischemia cerebrale rappresenta l’85% di tutti i casi di ictus cerebrale. A portare alla chiusura di un’arteria può essere un coagulo di sangue (trombo) oppure frammenti di depositi di grasso (ateromi, o placche) dovuti all’ aterosclerosi. Tali blocchi possono formarsi all’interno di un’arteria arrivando a ostruirla (in tal caso si tratta di ictus ischemico trombotico). Oppure possono arrivare da un’altra arteria: in pratica un pezzo di ateroma o un coagulo nella parete di un’arteria si stacca ed entra nel flusso sanguigno (diventando un embolo), andando poi a ostruire un’altra arteria che irrora il cervello. In questi casi si tratta di ictus ischemico embolico.
  • Ictus emorragico: si verifica quanto un’arteria del cervello va incontro a rottura improvvisa. La fuoriuscita di sangue genera una forte pressione sul tessuto cerebrale provocando gravi danni. I casi di emorragia cerebrale rappresentano soltanto il 15% dei casi di ictus cerebrale. Nell’anziano è causata dalla rottura di una piccola arteria profonda, nel giovane dalla rottura di un aneurisma cerebrale.
  • Cause minori di ictus cerebrale: si tratta di difetti congeniti della coagulazione del sangue, malattie reumatologiche, la presenza di un piccolo foro tra i due atri del cuore (pervietà del forame ovale). Tali condizioni colpiscono prevalentemente i giovani.

L’infarto del miocardio

L’infarto del miocardio avviene quando una porzione del tessuto cardiaco va incontro a necrosi a causa di un’ostruzione di una delle arterie coronariche, che impedisce il corretto apporto di sangue ricco di ossigeno. L’ostruzione, che può essere parziale o totale, è dovuta per lo più ad accumuli di grasso, colesterolo o altre sostanze che contribuiscono alla formazione di placche aterosclerotiche.

I principali fattori che predispongono all’aterosclerosi sono: pressione alta (ipertensione arteriosa), elevati livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, diabete, obesità e dipendenza dal fumo.

I sintomi dell’infarto

I sintomi dell’infarto miocardico possono variare per tipologia e intensità da soggetto a soggetto. Il sintomo più comunemente associato all’infarto è il dolore al petto, percepito anche come peso, o pressione toracica che può persistere per alcune ore. Il dolore si localizza principalmente nella sede cardiaca o retrosternale, può inoltre propagarsi verso le braccia (prevalentemente il sinistro), lo stomaco, il collo e la mandibola. Possono aggiungersi inoltre:

  • Fiato corto, mancanza di respiro
  • Nausea e vomito
  • Vertigini e stordimento
  • Dolore addominale
  • Sudorazione intensa

Raramente, l’infarto miocardico può essere asintomatico.

È importante ricordare che esiste un’altra condizione capace di generare un intenso dolore al petto, si tratta dell’angina pectoris. È considerata meno grave dell’infarto, poiché la carenza di ossigeno che comporta non si protrae mai così a lungo da provocare necrosi. Ha infatti una durata massima di 30 minuti. Spesso però, può precedere nel tempo la comparsa di un attacco cardiaco vero e proprio.

In presenza dei sintomi sopra elencati, è fondamentale attivare con la massima tempestività l’intervento del 118. Un soccorso tardivo può aumentare il rischio di mortalità.

Le complicanze dell’infarto in fase acuta possono essere:

  • Lo shock, con bassa pressione arteriosa, tachicardia ed estremità fredde e umide
  • L’edema polmonare acuto
  • Le aritmie, alcune potenzialmente fatali
  • L’ischemia di altri organi

Le cause dell’infarto

L’infarto del miocardio è causato, come detto poc’anzi, dalla riduzione o dall’interruzione dell’afflusso di sangue al cuore. Le cause principali sono:

  • L’Aterosclerosi: i lipidi, presenti con una concentrazione elevata nel sangue, si depositano sulle pareti delle arterie coronariche.
  • Lo spasmo coronarico: la muscolatura liscia della parete arteriosa può contrarsi in risposta a molteplici fattori, tra cui l’assunzione di stupefacenti, come la cocaina.
  • La malformazione coronarica: si tratta di una rara condizione congenita che prevede il restringimento del lume di una coronaria e la conseguente alterazione del flusso del sangue, che può portare alla formazione di un trombo, responsabile dell’infarto.

Eritritolo: aumenta il rischio di ictus e infarto?

Tra i rischi connessi all’insorgenza di ictus e infarto, di recente, è emerso anche l’eritritolo, un dolcificante che ha avuto una massiccia diffusione degli ultimi anni. Dal punto di vista chimico, l’eritritolo è un polialcol, scarsamente metabolizzato dall’organismo, con una capacità dolcificante pari al 70% di quella dello zucchero e il vantaggio di avere zero calorie. Viene sovente indicato a persone diabetiche e obese, proprio poiché permette di evitare i picchi glicemici. Oltre a tali vantaggi però, sembra nascondere dei rischi tutt’altro che trascurabili.

In uno studio pubblicato su Nature Medicine, viene indicato come sostanza potenzialmente dannosa per la salute cardiovascolare. L’uso costante di questo dolcificante sarebbe infatti correlato a un rischio maggiore di sviluppare ictus o infarti. Sembrerebbe inoltre agevolare la formazione di coaguli nel sangue. Lo studio condotto dagli scienziati della New Cleveland Clinic, diretti da Stanley Hazen, su un campione di 4.000 pazienti, negli Stati Uniti e in Europa, evidenzia che aumentando il quantitativo di eritritolo assunto, il soggetto sviluppa contestualmente la predisposizione ad avere patologie cardiache.

Nello specifico, i ricercatori hanno constatato che aggiungendo eritritolo nel sangue umano, le piastrine si attivano più rapidamente, portando potenzialmente a una maggiore coagulazione sanguigna.

In conclusione, gli studiosi hanno affermato che sono comunque necessari ulteriori studi fondamentalmente per due ragioni: in primis la connessione tra eritritolo ed eventi come infarti e ictus non dimostra una relazione causa-effetto e in secondo luogo l’uso di dolcificanti è spesso consigliato a persone obese, diabetiche e con sindrome metabolica, soggetti già esposti a un maggior rischio di eventi avversi cardiovascolari.

Articolo a carattere informativo-divulgativo. In nessun caso può sostituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento. Non intende altresì sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica. È sempre raccomandato rivolgersi a un medico in caso di dubbi o necessità.

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