L’ansia da vacanza può sembrare un paradosso, ma è un fenomeno reale. Le ferie dovrebbero essere il momento del recupero e invece, per una parte non trascurabile di lavoratori, portano ansia, insonnia e sintomi fisici che compaiono proprio quando gli impegni si interrompono. Il fenomeno è stato documentato da uno studio dell’Università di Tilburg pubblicato su Psychotherapy and Psychosomatics. Condotto su un campione rappresentativo olandese di 1.128 uomini e 765 donne, ha rilevato che circa il 3% delle persone si riconosce nella descrizione di un malessere che si presenta nei fine settimana o durante le vacanze ed è associato a un elevato carico di lavoro, a un accentuato senso di responsabilità professionale e alla fatica ad adattarsi all’assenza di impegni.
La difficoltà a rallentare i ritmi emerge anche in Italia. Un’indagine di Unobravo, condotta a giugno 2026 sul proprio network di 1.271 pazienti, rileva che l’obiettivo indicato più di frequente per le ferie è staccare mentalmente dal lavoro (41,6%), seguito dal recupero delle energie fisiche (31,4%). Il 17,5% ammette tuttavia di non riuscirci e continua a lavorare o a restare reperibile, mentre il 34,1% dichiara di essere rientrato meno ricaricato di quanto sperasse.
La parola all’esperto
I dati citati fotografano la diffusione del fenomeno dell’ansia da vacanza, ma lasciano aperte alcune domande essenziali per chi lo vive: come distinguere un disagio passeggero da un segnale che merita attenzione, e cosa si può fare concretamente per godersi le ferie senza pagarne il prezzo anche in termini di salute. Ne parliamo con la Dott.ssa Jessica Barbieri, psicologa clinica, psicoterapeuta ed esperta in neuropsicologia del Poliambulatorio Modoetia di Monza.
“Ansia da vacanza” è un’espressione che ricorre sempre più spesso nelle ricerche online. Dal punto di vista psicologico il fenomeno esiste davvero e come si può definire?
“Per molte persone le vacanze rappresentano un momento prezioso per rallentare, recuperare energie e dedicarsi ad attività piacevoli. Tuttavia, non per tutti il tempo libero è vissuto con serenità. Alcune persone sperimentano ansia, inquietudine o persino sintomi fisici proprio quando si interrompono il lavoro e la routine quotidiana.
In psicologia questo fenomeno viene spesso associato al cosiddetto Leisure Sickness, una condizione in cui il disagio emerge durante i momenti di pausa, come i fine settimana o le vacanze. Il passaggio da una vita scandita da impegni e responsabilità a un tempo più libero può risultare destabilizzante per chi fatica a rallentare, si sente in colpa quando non è produttivo o trova difficile stare a contatto con i propri vissuti interiori.
L’ansia da vacanza può quindi essere intesa come la difficoltà ad adattarsi a un cambiamento di ritmo e a vivere il tempo libero come uno spazio di autentico recupero e benessere”.
Quali fattori trasformano la vacanza in stress: l’organizzazione, la convivenza prolungata con i familiari, la difficoltà a staccare dal lavoro, il confronto sui social?
“L’ansia da vacanza e il cosiddetto Leisure Sickness possono dipendere da diversi fattori psicologici, fisiologici e sociali. Innanzitutto, il passaggio improvviso da ritmi intensi a una condizione di riposo può comportare un rapido rilascio della tensione accumulata durante l’anno. Durante i periodi di stress il nostro organismo rimane in uno stato di costante attivazione; quando finalmente rallentiamo, il corpo può reagire con stanchezza, mal di testa, disturbi del sonno o altri sintomi fisici.
Un secondo aspetto riguarda la difficoltà di interrompere mentalmente l’attività lavorativa. Alcune persone faticano a “staccare la spina”, continuano a preoccuparsi per gli impegni futuri o vivono il tempo libero con senso di colpa, come se il riposo fosse tempo sottratto alla produttività. In questi casi la vacanza può essere accompagnata da ansia, irritabilità o senso di vuoto.
Anche i cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono avere un ruolo. La modifica dei ritmi del sonno, degli orari e delle attività abituali può influenzare l’equilibrio psicofisico e rendere più difficile l’adattamento al periodo di pausa.
A questi fattori si aggiungono aspetti molto concreti legati alle vacanze: l’organizzazione del viaggio, la gestione degli imprevisti, la convivenza prolungata con familiari o parenti e la difficoltà a trovare spazi personali possono diventare fonti di stress anziché di recupero.
Infine, il confronto con le immagini idealizzate delle vacanze proposte dai social network può alimentare aspettative irrealistiche e un senso di insoddisfazione rispetto alla propria esperienza reale. Quando ci aspettiamo che il tempo libero debba essere perfetto e completamente rigenerante, il rischio di sentirsi delusi aumenta”.
Come si manifesta concretamente l’ansia da vacanza? Quali sono i segnali, anche fisici, a cui prestare attenzione?
“L’ansia da vacanza può manifestarsi sia sul piano psicologico sia su quello fisico.
Tra i segnali più comuni troviamo una sensazione di stanchezza e affaticamento che emerge proprio nei momenti in cui ci si aspetterebbe di sentirsi riposati. Alcune persone riferiscono mal di testa, dolori muscolari e articolari, una generale sensazione di malessere o sintomi simil-influenzali come dolori diffusi, brividi o lieve febbricola.
Non sono rari neppure disturbi gastrointestinali, come nausea, difficoltà digestive o crampi addominali, così come alterazioni dell’appetito, che può aumentare o diminuire rispetto al solito.
Sul piano emotivo possono comparire irritabilità, nervosismo, ansia, difficoltà a rilassarsi e una sensazione di vuoto o di perdita di punti di riferimento una volta interrotta la routine quotidiana. Alcune persone sperimentano anche difficoltà di concentrazione e una sensazione di “stanchezza mentale”, come se il cervello faticasse ad adattarsi al passaggio da un ritmo intenso a uno più lento.
Frequenti sono anche i disturbi del sonno: nonostante vi sia più tempo per riposare, può risultare difficile addormentarsi o mantenere un sonno realmente ristoratore. In alcuni casi possono comparire palpitazioni, sensazione di vertigine o altri sintomi fisici legati alle modificazioni dei livelli di attivazione dell’organismo.
In generale, ciò che caratterizza maggiormente questo fenomeno è il paradosso per cui il disagio emerge proprio quando vengono meno gli impegni e si dovrebbe finalmente stare meglio”.
Esistono strumenti pratici di regolazione emotiva da adottare prima e durante le ferie, per viverle in modo più sereno?
“Sì, esistono diverse strategie che possono aiutare a vivere le ferie in modo più sereno e a gestire meglio il passaggio tra attività e riposo.
Un primo aspetto riguarda la capacità di regolare lo stress durante tutto l’anno. Quando una persona non dispone di strumenti efficaci per gestire tensioni e preoccupazioni, il disagio accumulato può emergere proprio nei momenti di pausa. Per questo tecniche di rilassamento, meditazione, mindfulness ed esercizio fisico regolare possono rappresentare risorse preziose per favorire un passaggio più graduale da uno stato di elevata attivazione a una condizione di riposo.
Queste pratiche aiutano a riportare l’attenzione al momento presente, favorendo una maggiore consapevolezza dei propri bisogni e del proprio stato psicofisico. Possono inoltre contribuire a migliorare la qualità del sonno e a promuovere un senso di benessere e rilassamento più profondo.
Un momento particolarmente delicato è rappresentato dagli ultimi giorni di vacanza, quando possono emergere preoccupazioni legate al rientro. In questi casi può essere utile dedicare brevi momenti alla pianificazione delle attività future, senza lasciare che tali pensieri occupino tutto il tempo disponibile. Se il rientro è stato programmato con qualche giorno di anticipo rispetto alla ripresa degli impegni, può invece essere più funzionale concedersi ancora uno spazio di reale recupero, evitando di anticipare eccessivamente le preoccupazioni lavorative o scolastiche. La mindfulness e le altre pratiche di consapevolezza possono aiutare proprio a comprendere quale sia l’atteggiamento più utile in quel momento, favorendo una maggiore flessibilità psicologica e una migliore capacità di adattamento.
Infine, per chi sta già seguendo un percorso psicologico, può essere utile confrontarsi con il proprio professionista anche durante il periodo estivo, soprattutto se il disagio diventa significativo o interferisce con il benessere quotidiano. Un colloquio può aiutare a comprendere meglio ciò che si sta vivendo e a individuare strategie più adeguate per affrontarlo”.
Quando l’ansia da vacanza smette di essere una difficoltà passeggera e diventa il segnale di qualcosa di più strutturato, che merita una valutazione psicologica?
“Nella maggior parte dei casi il disagio legato alle vacanze o al rientro tende a essere temporaneo e si risolve spontaneamente nel giro di pochi giorni o settimane. Tuttavia, quando i sintomi sono particolarmente intensi, persistono nel tempo o compromettono il funzionamento quotidiano, può essere utile richiedere una valutazione psicologica.
I segnali a cui prestare attenzione sono in buona parte quelli descritti poc’anzi: disturbi del sonno persistenti, difficoltà di concentrazione, calo della motivazione, preoccupazioni eccessive che occupano gran parte della giornata, umore depresso, irritabilità marcata, isolamento sociale o sintomi fisici come stanchezza, cefalea e disturbi gastrointestinali non spiegabili da altre condizioni mediche.
In alcuni casi il disagio può assomigliare al cosiddetto post-vacation blues, una condizione generalmente transitoria caratterizzata da malinconia, demotivazione e difficoltà di adattamento al rientro. Se però questi sintomi si protraggono oltre alcune settimane o tendono a ripresentarsi con regolarità, potrebbero rappresentare l’espressione di difficoltà più profonde, come disturbi d’ansia, sintomi depressivi o condizioni di stress cronico.
Le conseguenze di una mancata elaborazione del disagio possono estendersi anche oltre il periodo delle vacanze. Quando il riposo non consente un reale recupero psicofisico, possono aumentare il rischio di esaurimento emotivo, burnout, ansia persistente, peggioramento della qualità della vita, difficoltà relazionali e, nel lungo periodo, anche problemi di salute fisica legati allo stress cronico.
Per questo motivo, in presenza di dubbi o di sintomi che interferiscono significativamente con il benessere personale, una consulenza psicologica può rappresentare un’importante occasione di prevenzione e di comprensione del proprio funzionamento, consentendo di intervenire precocemente prima che il disagio si strutturi maggiormente”.
Ansia da vacanza e stress: a chi rivolgersi a Monza
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