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Allergie alimentari e ai farmaci: sintomi e nuovi test diagnostici. Intervista al Dott. Previdi

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L’allergia è un risposta immunitaria eccessiva al contatto con determinate sostanze considerate dannose dall’organismo (allergene). Nei confronti di tali sostanze, le vie aeree inferiori, la pelle, le mucose nasali, gli occhi sviluppano reazioni specifiche. Attualmente sono in aumento le allergie alimentari, ai farmaci e al nichel.

I sintomi insorgono a seguito del rilascio da parte dell’organismo, di mediatori chimici, come l’istamina, in risposta alla reazione immunitaria generata dall’incontro degli allergeni con gli anticorpi. La gravità è variabile in base al soggetto: ci sono reazioni facilmente gestibili e altre potenzialmente pericolose per la vita, come lo shock anafilattico.

Allergie: la parola all’esperto

Con lo specialista in Allergologia, Dott. Mario Previdi, in carica presso il Poliambulatorio Modoetia di Monza, abbiamo parlato in particolare di allergie alimentari, ai farmaci e al nichel, dei relativi sintomi e delle nuove tecniche diagnostiche disponibili.

Sono statisticamente in aumento i casi di allergia alimentare rispetto a qualche decennio fa? Quali sono le più diffuse e i sintomi principali? Si possono in qualche modo prevenire?

“La preoccupazione per l’aumento in frequenza e gravità delle manifestazioni allergiche da alimenti ha indotto la Commissione Europea a individuare gli alimenti a più alto rischio e imporre la divulgazione della loro possibile presenza nell’ambito della ristorazione dei Paesi membri.

In generale ogni alimento può indurre reazioni allergiche nei soggetti sensibilizzati che vanno dalle più lievi (SOA) alle più gravi (shock anafilattico). La SOA (Sindrome Orale Allergica) è caratterizzata da prurito e gonfiore limitati al cavo orale ed è conseguente a reattività crociata tra pollini e alimenti vegetali e tra alimenti e alimenti.

Prevenire queste reazioni che possono precederne di più gravi e sistemiche (cioè interessanti tutto il corpo), significa innanzitutto riconoscerle. Troppo spesso infatti il riscontro di queste manifestazioni è sottovalutato dal paziente che erroneamente non ritiene di dover informare lo specialista. Nei casi gravi la prevenzione è affidata alla conoscenza delle possibili reazioni crociate e alla disponibilità di farmaci (adrenalina autosomministrabile) che consentano al paziente di arrivare, in tempi brevi, al più vicino centro di primo soccorso”.

Mangiare insetti può aumentare il rischio di allergie?

“Come abbiamo poc’anzi detto, ogni alimento può indurre sensibilizzazione e successivamente scatenare sintomi e segni di allergia, pertanto anche nel caso degli insetti esiste il rischio di reazioni crociate. E’ noto che pazienti allergici agli acari della polvere possono presentare reazioni allergiche anche ai crostacei. Acari e crostacei presentano una proteina allergenica in comune (tropomiosina) che è presente anche in altri artropodi (grilli, scarafaggi, etc), da qui il rischio di reazioni crociate tra farina di insetti e crostacei”.

Le allergie ai farmaci sono anch’esse in aumento. Esistono classi di farmaci che espongono maggiormente al rischio d reazioni allergiche? Può darci qualche numero al riguardo?

“L’invecchiamento della popolazione, che comporta un maggior impiego di farmaci nella terza e quarta età, è una delle cause dell’aumento delle reazioni da farmaci. Un eccessivo ricorso all’impiego in particolare di antibiotici li rende più resistenti e maggiormente responsabili di reazioni gravi e frequenti. E’ stato calcolato negli Stati Uniti che i betalattamici (penicilline) inducono oltre il 40% delle reazioni anafilattiche da farmaci e che l’8% delle persone ricoverate abbia presentato reazioni a questi antibiotici.

Nel caso degli antinfiammatori le reazioni possono essere altrettanto frequenti e gravi inoltre, a causa di reazioni crociate, possono presentarsi dopo l’assunzione di diversi principi attivi. Trattandosi di farmaci salva-vita l’individuazione di un farmaco alternativo è necessaria, ma appare problematica”.

Come si arriva all’allergia al nichel, oggi molto diffusa? Come si arriva alla diagnosi?

“Il nichel solfato è la causa più frequente di dermatite da contatto su base allergica e interessa una fetta rilevante della popolazione, non solo in ambito professionale. Il nichel è praticamente ubiquitario: è presente in oggetti metallici (all’interno di protesi può condizionarne il rigetto), nei cosmetici (per inquinamento nella produzione) ma anche negli alimenti (in questo caso può favorire la comparsa di manifestazioni intestinali e cutanee). La diagnosi è sospettabile nel caso di intolleranza all’uso di bigiotteria (si presenta con una lesione cutanea in corrispondenza del bottone dei jeans), ma richiede l’applicazione di particolari test cutanei (patch test). Un cerotto contenente una dose standard di nichel solfato viene applicato sul dorso e mantenuto per 48 ore, la comparsa di arrossamento, edema e vescicolazione nella sede di applicazione consentirà la diagnosi. Evitare l’esposizione a contenenti nichel e, in taluni casi, eliminare dalla dieta di alimenti ricchi di nichel porta alla risoluzione della sintomatologia”.

Ci ha accennato a nuove tecniche diagnostiche per le allergie, può darci ulteriori informazioni?

“Come poc’anzi spiegato, sia nel caso degli alimenti che nel caso dei farmaci, il fenomeno delle reazioni crociate appare centrale. Il termine “marcia allergica” chiarisce bene la tendenza evolutiva dell’allergia che riconosce negli alimenti delle frazioni antigeniche, inizialmente identificate nei pollini per poi estendere il riconoscimento a frazioni presenti in altri alimenti ancora. Abbiamo poi visto che l’allergia ad altri inalanti (gli acari) può portare all’allergia a taluni artropodi. Infine, anche se non sempre tramite un meccanismo allergico, anche nel caso dei farmaci si assiste all’estensione della reazione avversa a molecole di principi attivi diversi.

Compito dell’allergologo è interpretare questa marcia allergica, identificando gli alimenti che possono indurre reazioni gravi e le misure coerenti da prendere; rassicurare il paziente e renderlo partecipe della propria problematica relativa a farmaci e alimenti da assumere.

In passato il ricorso a test in vivo (somministrazione dell’alimento e del farmaco sospetto o di farmaco alternativo) era prassi in contesti protetti (ospedale), attualmente l’evoluzione di nuove metodiche in vitro è di grande aiuto, perché azzera i rischi per il paziente.

Nel caso dei farmaci, ad esempio antibiotici, antinfiammatori e anestetici, il test di degranulazione dei basofili (BAT) valuta l’attivazione/degranulazione di particolari cellule del sangue dopo il loro contatto in vitro con il farmaco. È così possibile indicare al paziente non solo il farmaco che ha indotto la reazione pericolosa, ma anche alternative più sicure.

Nel caso degli alimenti, laddove sono compresenti differenti molecole che possono indurre allergia, talune di queste possono causare reazioni allergiche di varia gravità, altre possono indurre reazioni anche in diversi cibi. Tramite il “test molecolare” è possibile fornire ai pazienti indicazioni di prevenzione e di terapia ben commisurate al rischio.

A titolo di esempio: un paziente allergico alla profilina (una molecola termolabile presente in diversi vegetali) può nutrirsi con quegli stessi vegetali dopo cottura senza correre rischio alcuno, al contrario se allergico a una molecola termostabile (che resiste al calore), presente negli stessi alimenti, può andare incontro a shock anafilattico anche assumendo quel cibo dopo cottura.

Si tratta di test recenti che pur non risolvendo le problematiche interpretative, sicuramente forniscono un importante contributo allo specialista, se correttamente interpretati”.

A chi rivolgersi?

In caso di allergie alimentari e ai farmaci, è fondamentale rivolgersi a uno specialista in Allergologia. Al Poliambulatorio Modoetia di Monza, sono disponibili i seguenti professionisti:

 

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