Allergia o raffreddore
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Allergia o raffreddore? Come riconoscerli e quando fare i test

In questo articolo parliamo di:

Naso che cola, starnuti a raffica, occhi che bruciano: quando arriva la primavera, ma anche in pieno autunno o durante i picchi di acari invernali, milioni di italiani si trovano a chiedersi se abbiano contratto un raffreddore oppure un’allergia. In Italia, secondo i dati più recenti, la rinite allergica colpisce circa una persona su cinque, e le proiezioni elaborate dalla Società Italiana di Allergologia indicano che quasi il 40% della popolazione italiana potrebbe soffrirne entro il 2030. Un trend in crescita marcata che impone una diagnosi precoce.

Distinguere le due condizioni, rinite allergica e raffreddore comune, spesso non è semplice per chi ne soffre, ma è assolutamente possibile per uno specialista. Individuare la causa corretta consente di trattare la problematica in maniera efficace, anziché tamponarla con terapie sintomatiche.

La parola all’esperto

Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Bernal Ortiz Scarlett Valeria, allergologa del Poliambulatorio Modoetia di Monza.

Quali sono i 3 segnali clinici che permettono di distinguere con certezza una rinite allergica da un raffreddore comune, anche quando i sintomi sembrano identici?

“Sebbene le due condizioni presentino sintomi sovrapponibili, è possibile distinguerle analizzando tre fattori chiave.

Il primo è la durata e la ricorrenza dei sintomi. La rinite allergica ha una durata strettamente legata al tempo di esposizione: gli allergeni perenni (come gli acari) possono causare sintomi tutto l’anno, mentre quelli stagionali (come i pollini) si manifestano in periodi specifici e prevedibili. Il raffreddore comune, al contrario, è una patologia acuta che può verificarsi in qualsiasi momento, sebbene sia più frequente in inverno e tende ad autolimitarsi, risolvendosi generalmente nell’arco di 5-7 giorni.

Il secondo fattore riguarda i sintomi associati. La rinite allergica è caratterizzata tipicamente da starnuti a salva (ripetuti e ravvicinati) e da un intenso prurito che può coinvolgere il naso, gli occhi, la faringe e il condotto uditivo. Nel raffreddore comune gli starnuti sono sporadici e isolati, il prurito è raramente presente e compaiono invece spesso sintomi sistemici come febbre, mialgia (dolori muscolari) e un senso di malessere generale.

Il terzo elemento è l’eziologia e l’esposizione. La rinite allergica è scatenata dal contatto diretto con un allergene specifico (epiteli di animali, acari, muffe o pollini) e la comparsa dei sintomi è solitamente immediata dopo l’esposizione. Il raffreddore ha invece una causa di natura infettiva, prevalentemente virale (e talvolta batterica), senza una correlazione con l’esposizione ad allergeni, ma piuttosto con il contagio e le difese immunitarie del soggetto”.

La durata dei sintomi è davvero l’indicatore più affidabile? Esistono casi in cui un raffreddore si prolunga oltre le due settimane senza essere allergia, o viceversa?

“In medicina la certezza assoluta non esiste e permangono spesso delle zone grigie, ciononostante la durata dei sintomi resta un indicatore fondamentale per distinguere la rinite allergica dal raffreddore comune. Esistono casi specifici in cui il raffreddore può protrarsi oltre le due settimane, ad esempio in presenza di complicazioni come sinusiti, sovrainfezioni batteriche, episodi di broncospasmo o stati di immunodeficienza. Al contrario, una rinite allergica può manifestarsi con una durata molto breve qualora l’esposizione all’allergene sia occasionale e fugace, come accade dopo il contatto con animali o durante picchi pollinici isolati”.

Starnuti ripetuti al mattino, prurito agli occhi, assenza di febbre: è già possibile fare una diagnosi di allergia solo con questi sintomi o servono sempre i test allergologici?

“Il sospetto clinico rappresenta il pilastro fondamentale nella diagnosi delle malattie allergiche, tuttavia, per raggiungere una certezza diagnostica, è indispensabile ricorrere ai test allergologici. Il primo passo è solitamente il prick test, un esame di semplice esecuzione, rapido e molto affidabile. Qualora servissero ulteriori approfondimenti, si procede con gli esami ematochimici per la ricerca delle IgE specifiche, ovvero gli anticorpi responsabili della reazione allergica.

Eseguire questi test è fondamentale per definire una strategia terapeutica precisa: se inizialmente ci si concentra su una terapia sintomatica per dare sollievo immediato, l’identificazione esatta dell’allergene permette di valutare l’immunoterapia specifica. Quest’ultima è l’unica soluzione in grado di agire direttamente sul decorso naturale della malattia, migliorando sensibilmente la qualità della vita nel lungo periodo”.

In che misura il contesto ambientale, come vivere in Pianura Padana, tenere animali in casa, usare moquette, può aumentare la probabilità di sviluppare una rinite allergica in età adulta?

“L’insorgenza delle patologie allergiche ha una genesi multifattoriale, derivante dall’interazione tra predisposizione genetica e variabili ambientali. Sotto il profilo genetico, è accertato che nei figli di genitori allergici il rischio di sviluppare una sensibilizzazione nel corso della vita sia significativamente più elevato. La genetica da sola però, non basta: i fattori ambientali giocano un ruolo determinante. In particolare, l’esposizione prolungata a sostanze irritanti, come il fumo di sigaretta e gli inquinanti atmosferici tipici delle aree urbane, agisce come catalizzatore per l’infiammazione delle vie aeree.

In età adulta, anche l’esposizione indoor può fare la differenza: la convivenza con animali domestici o la presenza di moquette, che ospita un’elevata carica di dermatophagoides (acari della polvere), può favorire la manifestazione di allergie in soggetti già predisposti. In questi casi il sistema immunitario, già sollecitato da fattori genetici e ambientali esterni, supera la soglia di tolleranza, dando origine alla sintomatologia clinica”.

Se un paziente ha già sofferto di eczema atopico da bambino, ha un rischio maggiore di sviluppare rinite allergica in età adulta? Come si spiega la cosiddetta “marcia atopica”?

“Il concetto di marcia atopica descrive storicamente lo sviluppo sequenziale di diverse patologie allergiche durante l’infanzia. Questo percorso inizia solitamente con una disfunzione della barriera cutanea, la dermatite atopica, che funge da porta d’ingresso per gli allergeni. In presenza di una pelle danneggiata, il contatto con sostanze che dovrebbero normalmente essere processate per via digestiva avviene invece per via transcutanea, favorendo lo sviluppo di allergie alimentari. Successivamente, con la crescita, il quadro evolve verso le allergie respiratorie, come la rinite e l’asma bronchiale.

Oggi la marcia atopica è oggetto di un intenso dibattito scientifico. Studi recenti confermano che la dermatite atopica nelle prime fasi di vita, specialmente nelle forme precoci e persistenti, rappresenta il principale fattore di rischio per la sensibilizzazione futura. Tuttavia, è stato osservato che questa non è sempre la prima manifestazione, né è necessariamente seguita dagli altri disturbi in modo lineare. Anziché come un’obbligata progressione temporale, le patologie atopiche dovrebbero essere inquadrate come uno spettro di disturbi capaci di seguire diverse traiettorie di sviluppo: un insieme di manifestazioni che possono associarsi tra loro in molteplici combinazioni spaziali e temporali, variando significativamente da individuo a individuo”.

Allergia e raffreddore: perché i numeri continuano a crescere

Uno studio longitudinale condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, su un arco di 25 anni, ha documentato che la prevalenza della rinite allergica nella popolazione italiana è più che raddoppiata, passando dal 16,2% al 37,4%, con i residenti in area urbana che mostrano un rischio superiore del 19% rispetto a chi vive in zona suburbana. Un quadro epidemiologico che riguarda direttamente chi vive nel territorio di Monza e della Brianza

La Pianura Padana è infatti tra le aree con la più alta concentrazione di inquinanti atmosferici d’Europa: le polveri fini agiscono come vettori per gli allergeni pollinici, amplificandone la penetrazione nelle mucose respiratorie. A ciò si aggiunge la variabile indoor: la presenza di acari della polvere (dermatophagoides) in ambienti domestici con moquette, tappeti o tessuti non lavabili periodicamente è tra i principali fattori scatenanti per le forme perenni, quelle che non spariscono mai del tutto nemmeno fuori stagione.

A complicare ulteriormente il quadro è il cambiamento climatico: le stagioni polliniche si sono allungate, i picchi sono diventati meno prevedibili e alcune specie allergeniche, come la parietaria, diffusissima nel Nord Italia, hanno esteso il proprio periodo di pollinazione fino all’autunno inoltrato. La diretta conseguenza è che la distinzione tradizionale tra allergia stagionale e allergia perenne è diventata meno netta, ciò rende ancora più difficile per il paziente riconoscere in autonomia la natura dei propri sintomi. Una valutazione specialistica diventa quindi sempre più indispensabile.

Allergologia al Poliambulatorio Modoetia di Monza

Al Poliambulatorio Modoetia di Monza, in Via Sempione 14, è disponibile un servizio di Allergologia con visite specialistiche per adulti e bambini, esecuzione del prick test in ambulatorio e impostazione del percorso diagnostico-terapeutico personalizzato.

Gli specialisti in Allergologia disponibili, presso il Poliambulatorio Modoetia, sono:

Per prenotare una visita allergologica è possibile contattare il Poliambulatorio telefonicamente al 039 230 1088, oppure via email a info@poliambulatoriomodoetia.it. È altresì disponibile un sistema di prenotazione online direttamente sul sito. Il poliambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00.

 

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Articolo a carattere informativo/divulgativo. In nessun caso può sostituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento. Non intende altresì sostituire il rapporto diretto medico/paziente o la visita specialistica. È sempre raccomandato rivolgersi a un medico in caso di dubbi o necessità.

 

 

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